L’ecobonus 110%: ecco come funziona e come accedere agli incentivi
30 Giugno 2020

La propensione a soddisfare un efficientamento energetico condiviso e sostenibile per la propria attività è divenuta una realtà concreta per privati, aziende ed enti pubblici.

Il ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha firmato poche settimane fa il decreto istitutivo di nuovi incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia.

Questi incentivi intendono favorire lo sviluppo dell’autoconsumo collettivo, per esempio negli edifici condominiali, e la diffusione delle comunità energetiche, nell’ambito per esempio dei quartieri, paesi o insediamenti produttivi.

Si tratta di un passo avanti importante per un paese come l’Italia che ha dimostrato negli anni l’intenzione da parte di intere comunità, e più in generale di imprese e privati di attuare scelte sempre più sostenibili e socialmente etiche.

Quali sono i vantaggi della condivisione di energia rinnovabile?

L’Italia è certamente uno dei primi Paesi dell’Unione Europea a promuovere e incentivare l’autoconsumo collettivo e lo sviluppo delle comunità energetiche; anche perché ciò darebbe la possibilità a 20 milioni di italiani di produrre e condividere collettivamente l’energia prodotta da un impianto a energia rinnovabile.

Grazie alla condivisione dell’energia, la subordinazione ai grandi produttori di energia non esisterà più. Di conseguenza con questo provvedimento cittadini, imprese ed enti pubblici godranno di molteplici vantaggi in termini sia economici che di sostenibilità. Sarà possibile infatti:

  • produrre e consumare collettivamente energia pulita a livello locale;
  • ridurre i costi dei consumi elettrici;
  • abbattere le emissioni inquinanti e i conseguenti impatti ambientali;
  • contribuire ad uno sviluppo economico sostenibile.

Un passo verso comunità sempre più sostenibili

Da tempo si attendeva una normativa che permettesse la condivisione dell’energia prodotta da un impianto a fonte rinnovabile. Fino ad oggi, chi per esempio era possessore di un impianto fotovoltaico era costretto, in assenza di un sistema di accumulo, ad immettere la propria energia prodotta e non auto-consumata in rete, riacquistandola successivamente al bisogno e ricevendo in cambio l’incentivo di Scambio Sul Posto.

Con la nuova normativa invece, l’energia prodotta e non auto-consumata potrà essere messa a disposizione dei condòmini o di utenze nelle immediate vicinanze, a seconda che si partecipi ad un’iniziativa di Autoconsumo Collettivo o si faccia parte di una Comunità Energetica.

Le due forme di condivisione di energia infatti, sebbene puntino agli stessi obiettivi (benefici ambientali, economici e sociali a livello di comunità), presentano delle sostanziali differenze:

  • la Comunità Energetica può essere istituita tra utenze appartenenti alla stessa rete di bassa tensione, cioè a tutte quelle utenze che fanno capo alla stessa cabina di trasformazione media/bassa tensione;
  • l’Autoconsumo Collettivo può essere istituito solo tra utenti appartenenti allo stesso edificio o condominio.

Una comunità energetica rinnovabile deve prevedere impianti a fonte rinnovabile che abbiano una potenza complessiva inferiore ai 200 kW. Il primo passo sarà quello di individuare lo spazio fisico dove sarà installato l’impianto, che può andare dal tetto di un condominio ad un parcheggio o un’area degradata da recuperare.

Tutti coloro che parteciperanno all’Autoconsumo Collettivo o a una Comunità Energetica diventeranno di fatto “prosumer” (cioè saranno contemporaneamente consumatori e produttori); saranno quindi riconosciuti giuridicamente e potranno consumare, produrre e scambiare la propria energia collettivamente. Potranno quindi ottenere dei benefici economici, attraverso il meccanismo di incentivazione dell’energia prodotta ed autoconsumata, che andranno ad incrementare la redditività dell’investimento.

L’identità delle comunità energetiche

La comunità energetica rinnovabile deve prevedere impianti a fonte rinnovabile che abbiano una potenza complessiva minore di 200 kW. I partecipanti alla comunità devono afferire alla stessa cabina di trasformazione in bassa tensione.

Optare per le comunità energetiche permette di ridurre i consumi. Ad esempio, se in una comunità energetica sono presenti sia famiglie che imprese, l’energia prodotta dall’impianto verrà consumata quando necessario: se nel corso di una settimana lavorativa l’energia non è consumata dalle famiglie perché fuori casa, questa potrà essere utilizzata dalle aziende in zona; mentre, al contrario, l’energia non consumata nei fine settimana dalle aziende perché chiuse, potrà essere disponibile per tutte le famiglie.

La condivisione permette quindi di raggiungere benefici di vario tipo, soprattutto economici e ambientali.     In questo modo sarà possibile soddisfare il proprio fabbisogno energetico con una modalità sempre più efficiente e sostenibile.

Il futuro è già adesso!

Architetti ed Ingegneri si stanno interrogando sul modo più efficiente di costituire comunità energetiche, realizzare impianti condivisi a fonte rinnovabile, ridurre contemporaneamente  il consumo e l’impatto ambientale di famiglie, aziende ed enti pubblici.

Ciò che fino a poco tempo fa era una lontana prospettiva ora è diventata realtà. L’impianto a fonte

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